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Il dollaro crolla dopo che i dazi di Trump sono stati dichiarati illegali

Il Presidente ha reagito prontamente reintroducendo un dazio globale del 15% per un periodo di 150 giorni, basandosi su una diversa cornice legale che appare, sulla carta, più solida; tuttavia, nel breve termine, il commercio statunitense è sprofondato nel caos. I mercati azionari hanno reagito con estrema compostezza, segnale che la sentenza era stata in gran parte già scontata. Al contrario, il comparto obbligazionario ha mostrato segni di debolezza, riflettendo il timore che il calo delle entrate tariffarie possa peggiorare il quadro fiscale statunitense. Gli investitori scommettono comunque che l'amministrazione Trump troverà nuovi escamotage legali per aggirare il verdetto.

I rischi politici sono nuovamente in primo piano per i mercati valutari. Oltre alla vicenda dazi, l'attenzione della settimana sarà catalizzata dalla crescente probabilità di un intervento militare statunitense in Iran.

Sul fronte macroeconomico si prospetta una settimana con pochi dati di rilievo attesi dalle principali aree economiche.Sarà, invece, una settimana insolitamente piena per quanto concerne i discorsi dei funzionari di Fed, BCE e la Banca d'Inghilterra.

EUR

I PMI di febbraio sull'attività economica per l'Eurozona hanno sorpreso leggermente al rialzo la scorsa settimana, suggerendo che l'economia del blocco continua un espansione solida, anche se non esattamente eccezionale. L'ipotesi che il prossimo movimento della BCE possa essere un rialzo (anziché un taglio) è stata alimentata dal dato sui salari negoziati del quarto trimestre, rimbalzati a un tasso annualizzato del 3%.

Sebbene le speculazioni della scorsa settimana di un'uscita anticipata per il presidente della BCE Lagarde abbiano reso meno chiaro il percorso dei tassi, la mancanza di una chiara lettura sul suo possibile successore ha finora limitato l’impatto sulla valuta.

La notizia sui dazi durante il fine settimana ha portato il Parlamento europeo a sospendere temporaneamente il proprio focus sul trattato commerciale con gli Stati Uniti, almeno fino a quando il caos lato statunitense non sarà risolto. L'incertezza sui dazi negli USA ha dunque paradossalmente favorito l'Euro, che si sta consolidando come bene rifugio durante i periodi di turbolenza politica a Washington.

USD

Nonostante il caos politico, i dati macro della scorsa settimana hanno dato ragione ai "falchi" della Fed: ordini di beni durevoli, dati immobiliari e sussidi di disoccupazione sono risultati tutti più forti delle attese. I verbali del FOMC hanno mostrato un tono aggressivo, con diversi membri che valutano persino nuovi rialzi dei tassi. Anche se il futuro Presidente della Fed, Warsh, dovesse tentare una linea più accomodante, difficilmente riuscirà a trascinare l'intero comitato votante. 

Naturalmente, il nuovo caos dei dazi è al centro dell'attenzione per ora, ma né i dati sull'economia statunitense né le comunicazioni della Fed sembrano coerenti con un ciclo significativo di tagli dei tassi. La netta revisione al ribasso di venerdì della stima del PIL del quarto trimestre (all'1,4% annualizzato rispetto alla stima iniziale del 4,4%) resta un campanello d’allarme, in quanto, finora, gli investitori hanno ignorato questo indicatore ritenendolo ormai datato rispetto all'attuale dinamica dei prezzi. 

GBP

I dati economici del Regno Unito della scorsa settimana hanno fornito segnali contrastanti. Da un lato, l’attività reale tiene: le vendite al dettaglio di gennaio hanno segnato la crescita annua più alta degli ultimi quattro anni e il PMI Composito ha sorpreso al rialzo, raffreddando le aspettative di tagli aggressivi da parte della BoE. Dall'altro, il rallentamento dell'inflazione e la debolezza del mercato del lavoro rendono un taglio dei tassi a marzo lo scenario più probabile (scontato all'80% dai mercati swap).

Sebbene il miglioramento dei dati macro sostenga la sterlina nel breve, pesano i rischi politici legati al futuro del Premier Starmer. Un test cruciale sarà l’elezione suppletiva di giovedì a Gorton e Denton, dove il Labour rischia di perdere il seggio a favore dei Verdi o di Reform.

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