La Fed delude le aspettative dopo il taglio accomodante con QE riavviato, motivato dal lavoro debole e non dall'inflazione.
La Federal Reserve ha deluso le attese di un 'taglio restrittivo', optando per una mossa più accomodante: ha riavviato l'allentamento quantitativo e ha giustificato la sua scelta basandosi più sulla debolezza del lavoro che sull'obiettivo di inflazione mancato. Questa decisione ha messo in evidenza la profonda divergenza con la BCE, che ha chiuso i suoi tagli e si prepara probabilmente ad alzare i tassi. Ne è conseguito un netto calo generalizzato del dollaro. Solo lo yen giapponese non ha tratto vantaggio, frenato dalla paura di una politica fiscale espansiva e dai ritardi della Banca del Giappone nell'aumento dei tassi. Un segnale preoccupante per la Fed è stato l'aumento dei rendimenti USA a lungo termine, nonostante la sua politica dovish, a dimostrazione della difficile sfida che ha di fronte.
Gli incontri delle banche centrali previsti per questa settimana serviranno a evidenziare la crescente distanza tra le politiche monetarie delle principali economie globali. Da un lato, la Fed persiste nei suoi tagli ai tassi malgrado un'inflazione ancora alta; dall'altro, la Banca del Giappone è attesa per un aumento dei tassi venerdì. A complicare il quadro, la BCE manterrà i tassi stabili, mentre la Banca d'Inghilterra procederà con un taglio giovedì. Sarà una settimana intensa, ricca di dati macroeconomici critici dagli Stati Uniti: martedì sarà pubblicato in ritardo il rapporto sul lavoro di novembre, e giovedì uscirà il rapporto sull'inflazione di novembre. In questa tempesta di decisioni e informazioni, l'attenzione del mercato si concentrerà in particolare sui tassi a lungo termine globali, poiché la fiducia nelle politiche monetarie che tollerano l'inflazione sembra esaurirsi.
EUR
I recenti interventi dei membri della BCE, in particolare di Isabel Schnabel, rafforzano la nostra convinzione che il ciclo di riduzione dei tassi sia giunto al termine e che, in futuro, sia più probabile un aumento che un ulteriore taglio. Prevediamo che gli indici PMI in uscita questa settimana supporteranno questa posizione restrittiva (hawkish), confermando la sorprendente resilienza dell'economia dell'Eurozona.
Di conseguenza, la differenza tra i tassi a breve termine europei e americani si sta rapidamente assottigliando. Questo fattore, unito all'attrattiva crescente degli asset dell'Eurozona come alternativa al dollaro USA, dovrebbe continuare a sostenere la moneta comune nel medio periodo.
USD
La nebbia sullo stato dell'economia statunitense dovrebbe in larga misura dissiparsi questa settimana. Si prevede che il dato sui salari non agricoli (non-farm payroll) di martedì mostri un mercato del lavoro che sta ancora generando nuovi posti di lavoro, contrariamente ai commenti pessimistici di Powell alla conferenza stampa post-riunione della Fed della scorsa settimana.
Il CPI per novembre coprirà in realtà due mesi di aumenti dei prezzi. Sebbene si preveda che non sia stato fatto alcun ulteriore progresso nel riportare l'inflazione statunitense all'obiettivo della Fed, la dispersione nelle previsioni è insolitamente ampia a causa dell'incertezza. Entro la fine della settimana dovremmo avere un'idea molto più chiara dello stato degli obiettivi concorrenti della Fed (bassa inflazione e piena occupazione) mentre ci dirigiamo verso il 2026.
GBP
Questa settimana si preannuncia critica per la sterlina. L'incontro della Banca d'Inghilterra di giovedì sarà preceduto dal report sul mercato del lavoro di ottobre (martedì), dagli indici PMI flash di dicembre sull'attività aziendale (martedì) e dall'inflazione CPI di novembre (mercoledì).
Le aspettative sono per la stessa combinazione stagflazionistica che sta rendendo la politica monetaria insolitamente difficile: un mercato del lavoro che continua a perdere posti di lavoro e un'inflazione ostinatamente alta significativamente al di sopra dell'obiettivo della banca centrale. Ci aspettiamo ancora un altro taglio dei tassi al $3,75%, ma non è chiaro quando o se la Banca d'Inghilterra possa continuare il suo ciclo di tagli dei tassi a meno che l'inflazione non inizi a scendere in modo decisivo.
