Le incessanti vendite di titoli di Stato in tutto il mondo sono rimaste la forza motrice sui mercati finanziari la scorsa settimana.
Il rendimento del Treasury a 10 anni è salito ai massimi dal 2002 e l'indice del dollaro statunitense ha guadagnato di conseguenza. Se non fosse già abbondantemente chiaro, stiamo assistendo a una corsa verso beni rifugio, poichè il dollaro ha recuperato terreno nonostante i dati più deboli sull'inflazione e sull'occupazione abbiano allontanato le aspettative di mercato sui rialzi della Fed. Questo è dimostrato anche dal fatto che la migliore performance della settimana è stata quella del franco svizzero. Il petrolio è crollato drasticamente dopo che il G7 ha concordato un rilascio di emergenza di greggio e diesel, eppure i rendimenti hanno continuato a salire, un ulteriore segno che questa rotta è ora guidata dal crescente premio al rischio associato al debito sovrano con fondamentali sempre più instabili.
Questa settimana ci sono pochi dati, il che lascia il mercato obbligazionario saldamente con gli occhi puntati. I verbali della riunione di settembre della Fed di mercoledì mostreranno quanta convinzione ci fosse dietro ulteriori rialzi, anche se precedono il debole rapporto sui salari e i dati contenuti sull'inflazione PCE di settimana scorsa. I verbali della riunione di settembre della BCE seguiranno giovedì. I mercati si concentreranno anche sui riacquisti di obbligazioni a lunga scadenza da parte del Tesoro statunitense, su una serie di aste di titoli di Stato e su un ciclo di interventi dei membri della Fed a partire da lunedì.
GBP
La sterlina è stata una delle valute più resilienti la scorsa settimana, scambiando quasi in parità rispetto al dollaro e salendo ai massimi da due mesi contro l'euro, poiché le difficoltà nei mercati obbligazionari francesi hanno reso gli asset britannici comparativamente più sicuri. Tale resilienza è stata tuttavia solo relativa, dato che abbiamo assistito a un ulteriore calo dei gilt, con il rendimento a 30 anni che ha toccato il 6% per la prima volta dal 1998 - un movimento che continuerà a erodere lo spazio di manovra fiscale del governo laburista prima dell'atteso Budget d'Autunno alla fine del mese.
La sterlina continua inoltre a essere ben sostenuta da dati interni solidi, con le cifre riviste del PIL della scorsa settimana che mostrano che l'economia del Regno Unito è cresciuta a un ritmo più rapido di quanto inizialmente previsto nel secondo trimestre. Sebbene sosteniamo ancora che un rallentamento appaia probabile nei prossimi mesi, la tenacia della domanda a fronte dei rischi al ribasso è comunque lodevole. Ci sono pochi dati del Regno Unito da monitorare questa settimana, quindi l'attenzione si sposta verso la fase di preparazione al budget del 28 ottobre, che rappresenta il rischio chiave sia per i gilt sia per la sterlina. Il cambio EUR/GBP rimarrà tuttavia con ogni probabilità interamente dipendente dagli sviluppi in Francia.
EUR
La moneta unica ha avuto una settimana difficile a causa della volatilità nel mercato obbligazionario francese, che entro la fine della settimana ha contagiato altri titoli del continente. Un dato sull'inflazione di settembre più alto del previsto, 3,8% contro un consenso del 3,6%, non ha aiutato la moneta unica, soprattutto dopo le osservazioni sorprendentemente dovish della presidente della BCE Lagarde durante la settimana, che hanno chiarito che l'asticella per un aumento dei tassi a ottobre da parte del Consiglio direttivo è ora davvero molto alta.
Per ora, le preoccupazioni rimangono concentrate sulla Francia, il cui spread sui titoli sovrani rispetto ai Bund tedeschi si è ampliato al livello più alto dalla crisi della zona euro del 2011. Verso la fine della settimana abbiamo visto segnali di stabilizzazione sia nei mercati obbligazionari sia per la moneta unica, sebbene sia poco probabile che queste timori scompaiano, dato che lo stallo politico a Parigi rimane tutt'altro che risolto dopo che le proposte di bilancio del PM Lecornu sono state accolte con scetticismo dall'organo di controllo fiscale. In assenza di notizie chiave sull'economia o sulla politica monetaria, gli sviluppi politici francesi e la reazione del mercato obbligazionario rimarranno fondamentali.
USD
La nostra visione secondo cui le attese del mercato per una lunga serie di rialzi della Fed fossero eccessive è stata confermata. L'inflazione PCE si è attestata al 3,0% ad agosto contro il 3,3% previsto, e i nuovi posti di lavoro a settembre sono aumentati di sole 29 mila unità contro le aspettative di circa 85 mila, con 60 mila revisioni al ribasso per i due mesi precedenti. Così come abbiamo mostrato scetticismo sulla forza del report precedente, non ci preoccupiamo troppo della debolezza di questo mese e notiamo che la media mobile a tre mesi della creazione netta di posti di lavoro rimane intorno alle 50 mila unità, valore che appare sufficiente a mantenere stabile il livello di disoccupazione.
Il biglietto verde non ha risentito della situazione. A differenza delle ondate di vendite guidate dagli Stati Uniti negli ultimi 18 mesi, quando i dubbi sulla politica americana hanno spinto il dollaro al ribasso, la rotta attuale è globale e riguarda sempre più la credibilità fiscale in paesi come la Francia e il Regno Unito. Lo scetticismo del mercato sulle finanze pubbliche sembra aver risparmiato gli Stati Uniti finora, almeno in termini relativi.
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