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L'avversione al rischio si intensifica con l'escalation del conflitto in Iran

La prospettiva di un conflitto prolungato dall'esito incerto ha innescato un sell-off sui mercati azionari, obbligazionari e sulla maggior parte delle valute, ad eccezione del dollaro USA. La vendita ha subito un'accelerazione in chiusura di venerdì ed è proseguita nelle prime sessioni di trading asiatiche di lunedì. I prezzi dell'energia stanno surriscaldando i mercati e trainano al rialzo le altre commodities; queste rappresentano le uniche asset class che traggono beneficio da questo contesto. I dati macro a livello globale stanno iniziando a riflettere le ramificazioni del conflitto: pressioni inflazionistiche più elevate e un rallentamento della crescita.

Il driver principale sui mercati, ovviamente, rimane il flusso di notizie relative al conflitto. Facendo eco al caos dopo il "Liberation day", le dichiarazioni erratiche di Trump stanno avendo un impatto sempre minore sulla volatilità giornaliera dei prezzi degli asset. Sebbene gli sviluppi bellici rimangano fondamentalmente impossibili da prevedere, questa settimana avremo dati macroeconomici chiave che dovrebbero chiarire l'impatto del conflitto nelle economie più grandi. Ciò include una serie di dati sul lavoro relativi a marzo dagli Stati Uniti, che culminano nel report sui non-farm payrolls di venerdì, l'indagine ISM sull'attività manifatturiera di mercoledì, e la stima flash sul dato dell’ inflazione di marzo nell'Eurozona di martedì.

USD

La rivoluzione dello shale gas, che ha posto fine alla dipendenza energetica degli Stati Uniti e li ha trasformati in un esportatore netto, ha isolato il paese dalle peggiori ripercussioni del picco energetico. Ciò si riflette in un generale rimbalzo del dollaro USA (USD) contro ogni principale controparte valutaria globale. Continuiamo a privilegiare un'espansione (upside) per il biglietto verde finché il conflitto imperversa senza una chiara exit strategy in vista. Un elemento di conforto è che Trump sembra, almeno, cercare una relativa e rapida “via d'uscita” dal conflitto. Resta da vedere se sarà in grado di orchestrare una de-escalation controllata in modo da poterla ragionevolmente spacciare per una "vittoria".

Il principale fattore di contenimento (drag) per il dollaro in questo contesto è la relativa dovishness della Federal Reserve (Fed), che sembra più restia rispetto alle sue controparti G10 a reagire all'impennata dei prezzi energetici con rialzi dei tassi. Invece di prezzare tassi USA più elevati, i mercati futures ora si aspettano semplicemente che l'FOMC mantenga un orientamento neutrale per il resto dell'anno. Questo outlook sarà messo alla prova dai dati critici sul mercato del lavoro in uscita questa settimana, che si prevede saranno relativamente immuni dalle ripercussioni del conflitto e potrebbero spingere un maggior numero di membri dell'FOMC verso l'opzione dei rialzi.

EUR

L'euro ha ceduto terreno la scorsa settimana in un contesto di peggioramento del sentiment sul conflitto, ma finora si mantiene all'interno del range di oscillazione (trading range) che ha caratterizzato la coppia dall'inizio della scorsa estate. I dati PMI sono peggiorati in modo significativo ma, come nel Regno Unito, restano coerenti con una crescita modesta (sluggish growth), anche dopo che i decision-maker aziendali hanno iniziato a integrare le ramificazioni del conflitto. Il settore manifatturiero appare nuovamente resiliente in superficie, sebbene riteniamo che questa robustezza sarà di breve durata, dato che sembra essere un risultato delle aziende che si affrettano ad incrementare l'inventario in previsione di future dinamiche di prezzo al rialzo, piuttosto che essere dovuto a una genuina espansione guidata dalla domanda.

Le comunicazioni della BCE suggeriscono che la banca centrale non esiterà a intervenire con un hike in risposta alle crescenti pressioni inflazionistiche derivanti dal picco dei prezzi energetici, il che probabilmente sta aiutando la valuta unica a risalire dai suoi recenti minimi. Tuttavia, le recenti comunicazioni dei funzionari del Consiglio Direttivo non hanno dato un chiaro segnale per un rialzo ad aprile, e sia la tempistica che l'entità di qualsiasi inasprimento della politica monetaria rimangono un'incognita. Il rilascio dei dati sull'inflazione di questa settimana si configura come il più critico da molti mesi, dato l'orientamento hawkish della BCE.

GBP

La Sterlina sta iniziando a risentire pienamente dell'impatto del conflitto, essendosi deprezzata la scorsa settimana contro il biglietto verde e l'euro. Finora, l'unico dato significativo che abbiamo riguardo all'impatto del conflitto sull'economia del Regno Unito è il dato PMI della scorsa settimana. Sebbene inferiore a febbraio, l'indice composito è risultato tutt'altro che disastroso, evidenziando un'economia ancora in fase espansiva, sebbene a un tasso modesto. Abbiamo anche assistito a un rimbalzo a sorpresa nel settore manifatturiero, anche se ciò è stato in parte guidato dall'accumulo di scorte e dalle interruzioni della supply chain che hanno artificiosamente sostenuto l'indice.

Nel frattempo, il brutale sell-off sui titoli di stato a livello globale si sta manifestando con particolare intensità sul mercato dei Gilt, con il rendimento decennale benchmark che la scorsa settimana ha toccato il livello massimo dal 2008. I timori di pressioni inflazionistiche nel Regno Unito sono fondati, con la Bank of England (BoE) che ora prevede che la crescita dei prezzi al consumo (CPI)culmini intorno al 3,5-4% più avanti nel corso dell'anno a causa del rally dei costi energetici. Questo certamente precluderà ulteriori tagli ai tassi di interesse, anche se non siamo convinti che giustifichi un inasprimento aggressivo della politica monetaria dato il rallentamento nel mercato del lavoro, e dunque i tre rialziprezzati per il 2026 ci sembrano eccessivi.

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