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I prezzi del petrolio crollano dopo i colloqui «produttivi» tra Stati Uniti e Iran

Secondo quanto dichiarato dal Presidente, si sono svolti colloqui "molto positivi e produttivi" tra funzionari statunitensi e iraniani, portando a un rinvio degli attacchi militari per un periodo di cinque giorni. I futures sul Brent sono scesi verso i 100 dollari al barile, i listini azionari europei sono in rialzo, i rendimenti obbligazionari (bond yields) registrano una marcata flessione e il dollaro statunitense ha ritracciato parte dei guadagni. Resta da vedere se questo rappresenti l'inizio di un nuovo "TACO trade", soprattutto considerando che l'Iran sembra smentire la notizia; il sentiment di rischio potrebbe subire un nuovo brusco colpo qualora il percorso verso il cessate il fuoco dovesse incontrare ostacoli.

L'attenzione resta focalizzata sulle notizie dal fronte, specialmente sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz. L’attenzione si concentra sugli effetti secondari del forte aumento dei prezzi energetici, temendo che la necessità di un inasprimento monetario (tightening) da parte delle banche centrali per contrastare le pressioni inflazionistiche possa guidare i movimenti relativi tra le valute. La Bank of England, la BCE e la Federal Reserve hanno tutte adottato toni da falco la scorsa settimana. L'impatto sulle proiezioni dei tassi è stato marcato in Europa, dove i mercati scontano almeno tre rialzi nel 2026 sia per la BoE che per la BCE. I dati PMI di martedì saranno monitorati attentamente, rappresentando il primo indicatore in grado di riflettere appieno l'impatto del conflitto.

GBP

La Bank of England ha mantenuto i tassi invariati come previsto, con una decisione unanime (9-0), poiché anche i membri del comitato hanno ritenuto prudente evitare un voto per un taglio immediato. Le previsioni sull'inflazione sono state riviste al rialzo e, affermando che la politica monetaria potrebbe dover essere più restrittiva a causa della guerra, il MPC (Monetary Policy Committee) ha esplicitamente avvertito i mercati di possibili rialzi nel prossimo futuro. Tuttavia, la BoE non ha confermato i numerosi rialzi prezzati dal mercato per il 2026, memore dell'estrema incertezza sulla durata del conflitto e sui prezzi dell'energia.

Il sell-off sui titoli di Stato è stato particolarmente violento nel mercato dei Gilt, con i rendimenti a 10 e 30 anni che hanno toccato i massimi da quasi vent'anni. La nostra analisi preliminare suggerisce che il repricing dei tassi sia stato eccessivamente aggressivo: non solo gli shock dal lato dell'offerta sono intrinsecamente autolimitanti, ma questa dinamica sembra ipotizzare lo scenario peggiore per il conflitto, il che è tutt'altro che certo. Il report sull'inflazione di febbraio (mercoledì) sarebbe normalmente l'evento principale, ma la guerra in Iran lo ha reso ormai datato. Il focus si sposta quindi sui sondaggi PMI dell'attività economica di martedì.

EUR

Anche la BCE ha mantenuto invariati i tassi la scorsa settimana con una decisione unanime. Sebbene la Presidente Lagarde non abbia avallato le aspettative di tagli del mercato, non si è nemmeno opposta fermamente, mentre le consuete "fonti BCE" hanno segnalato un potenziale rialzo nella riunione di aprile, ora scontato all'80% dai mercati swap. Queste aspettative continuano a ridurre il differenziale dei tassi tra Stati Uniti ed Eurozona, contribuendo probabilmente alla relativa stabilità dell'euro rispetto al sell-off di altre valute.

Oltre ai dati preliminari sul sentiment delle imprese (PMI) e altri sondaggi tra gli investitori, si attende il discorso della Lagarde alla conferenza "ECB Watchers" di mercoledì. Il punto cruciale per i banchieri centrali nelle prossime settimane sarà la valutazione degli effetti secondari della guerra sull'inflazione: ovvero, se le interruzioni della catena di approvvigionamento si tradurranno in pressioni salariali sostenute, in grado di radicare le aspettative di inflazione sopra il target. La nostra posizione è che l'eccesso di offerta nel mercato del lavoro limiti tali rischi, ma i policy maker potrebbero avere una visione differente.

USD

Anche la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati la scorsa settimana. Tuttavia, unica tra le principali banche centrali, ha registrato un dissenso: Miran (nominato da Trump) ha votato nuovamente per un taglio. Il Presidente Powell è apparso prevedibilmente evasivo durante la conferenza stampa, respingendo ogni occasione di fornire chiarezza su come la situazione geopolitica possa impattare l'economia USA e i tassi Fed. Le proiezioni macroeconomiche e dei tassi aggiornati (dot plot) hanno offerto qualche dettaglio in più: le previsioni sull'inflazione PCE sono state riviste al rialzo, mentre il "dot" medio per il 2026 continua a mostrare un solo taglio per l'anno in corso.

Il picco dei prezzi energetici giunge in un momento in cui la maggior parte delle misure di inflazione (prezzi alla produzione e PCE) mostrava già segnali di rimbalzo. Non va dimenticato che questo è il sesto anno consecutivo in cui la Fed non riesce a raggiungere il proprio target di inflazione. Il mercato dei Treasury sta reagendo con forza: anche i titoli a lungo termine sono oggetto di vendite massive mentre la credibilità della banca centrale viene messa in discussione.

Approfondimenti e approfondimenti degli esperti:

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