Quasi la metà dei partecipanti alla riunione prevede almeno un aumento dei tassi nel 2026, e il mercato si trova d'accordo con questa visione. Il risultato è stato un'impennata dei tassi a breve termine (front-end), un rally di sollievo tra i titoli di Stato a lungo termine e una nuova fiammata del dollaro contro quasi tutte le principali valute mondiali. Persino il poderoso mercato azionario ha vacillato per un breve periodo dopo la riunione del FOMC, sebbene abbia ampiamente recuperato le perdite entro la fine della settimana. Le valute dell'area del Pacifico hanno registrato una sovraperformance in termini relativi, sostenute dal forte calo dei prezzi dell'energia seguito all'annuncio dell'accordo di pace con l'Iran.
Ora che le principali riunioni delle banche centrali sono alle spalle, l'attenzione di questa settimana torna a spostarsi sul panorama economico. Il focus principale sarà rappresentato dai PMI dell'attività aziendale, che costituiscono i migliori indicatori anticipatori dell'impatto che l'accordo di pace avrà sulla fiducia delle imprese; i report per tutte le principali aree economiche saranno pubblicati martedì. Anche il dato sull'inflazione PCE statunitense di giugno sarà fondamentale, visto il focus della Federal Reserve sulla stabilità dei prezzi nell'ambito del proprio mandato. Monitoreremo attentamente anche le ripercussioni sugli asset britannici in seguito alle dimissioni del Primo Ministro Keir Starmer.
GBP
Andy Burnham ha compiuto un passo importante verso la nomina a prossimo Primo Ministro della Gran Bretagna. La sua netta vittoria nelle elezioni suppletive di Makerfield di venerdì e le successive dimissioni di Keir Starmer questa mattina gli hanno di fatto spianato la strada verso il numero 10 di Downing Street. Le candidature per la carica si apriranno il 9 luglio, anche se ci aspettiamo una "incoronazione" senza sfidanti piuttosto che una prolungata corsa alla leadership. La sterlina ha incassato la notizia senza scossoni, sebbene la preferenza di Burnham per l'espansione fiscale, l'aumento delle tasse e una maggiore emissione di Gilt (titoli di Stato britannici) rappresenti una fonte di preoccupazione. La questione cruciale riguarda chi diventerà Cancelliere dello Scacchiere. Una linea di continuità con la Reeves sarebbe l'esito preferito dal mercato, ma qualsiasi segnale che un nuovo Cancelliere intenda allentare o abbandonare le attuali regole fiscali potrebbe innescare nuove vendite sugli asset del Regno Unito.
Sarà interessante osservare quale impatto questo cambio al vertice avrà sulla Bank of England. La scorsa settimana il MPC ha mantenuto i tassi invariati con una votazione di 7 a 2, lasciando aperta la porta a un rialzo nel corso dell'anno, se necessario. Tuttavia, con un'inflazione di maggio rivelatasi più moderata del previsto e un mercato del lavoro che continua a mostrare debolezza, riteniamo che la BoE rimarrà in una posizione di attesa (wait and see) almeno per tutta l'estate, e probabilmente per il resto dell'anno.
EUR
I rendimenti dell'eurozona hanno reagito all'annuncio hawkish della Federal Reserve della scorsa settimana con ulteriori vendite nella parte più lunga della curva, ma ciò non è bastato a sostenere l'euro, che continua a perdere terreno nei confronti del dollaro. Le notizie macroeconomiche provenienti dall'area euro, per quanto ritardate come di consueto, hanno comunque registrato un modesto miglioramento negli ultimi tempi. Questo fattore, unito al rimbalzo dell'inflazione core, offre una parziale copertura agli esponenti hawkish della BCE che spingono per un secondo rialzo dei tassi a settembre.
I PMI sulla fiducia delle imprese di questa settimana, in uscita martedì nell'eurozona, rivestono un'importanza insolita, poiché saranno i primi indicatori di rilievo pubblicati dopo le notizie positive della scorsa settimana sull'accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. La fine del conflitto in Medio Oriente dovrebbe essere un fattore rialzista (bullish) per l'euro, anche se la moneta unica quota attualmente vicino ai minimi di metà marzo. Riteniamo che ciò sia in parte una conseguenza dei danni economici duraturi causati dalla guerra e, forse, di una certa riluttanza degli investitori a esporsi eccessivamente prima che le autorità firmino ufficialmente un accordo di pace permanente.
USD
Il netto miglioramento dei dati sul mercato del lavoro statunitense e la fiammata inflazionistica causata dalla guerra in Iran hanno spento ogni speranza "trumpiana" di un imminente taglio dei tassi da parte della Fed. Durante la sua prima conferenza stampa come presidente la scorsa settimana, Kevin Warsh ha chiarito che l'obiettivo primario della Fed è garantire la stabilità dei prezzi. Il comunicato ufficiale è stato inoltre significativamente ridimensionato, eliminando qualsiasi forma di forward guidance — uno strumento verso il quale Warsh si è sempre mostrato molto critico.
È evidente che, in assenza di macroscopiche sorprese negative, la prossima mossa della Fed sarà un rialzo dei tassi, sebbene la tempistica rimanga quanto mai incerta. Gli investimenti aziendali trainati dall'intelligenza artificiale sembrano aver preso il testimone da consumi più contenuti, ma il rimbalzo del mercato del lavoro e gli effetti ricchezza derivanti dal continuo rally del mercato azionario rendono probabile una prossima ripresa di questi ultimi. I contratti futures scontano ormai quasi interamente il prossimo rialzo già a settembre, e la forte svolta hawkish del dot plot della scorsa settimana suggerisce che basterà poco per far pendere l'ago della bilancia proprio in quella direzione.
Approfondimenti e analisi di esperti:
- Rapporto sul mercato valutario del G10 - Ottieni le ultime analisi sulle principali valute.
- Reazione alla riunione del FOMC di giugno
