La riunione di settembre della Federal Reserve si è conclusa la scorsa settimana con un incremento dei tassi d'interesse e un messaggio nettamente restrittivo (hawkish), confermando come l'obiettivo prioritario della banca centrale rimanga il contenimento dell'inflazione.
I rendimenti dei titoli di Stato a livello globale hanno proseguito la loro fase rialzista, guidati ora dalle scadenze a breve termine, mentre Fed, BCE, Bank of Japan e Bank of England mostrano una crescente insofferenza verso un'inflazione che resta superiore ai target. I mercati azionari hanno registrato flessioni, mentre il dollaro statunitense si è rafforzato nei confronti di quasi tutte le principali valute. Operatori ed economisti (inclusi noi) stanno rivedendo al rialzo le previsioni sui tassi ufficiali, in un contesto di ulteriore incertezza alimentato dalla mancata risoluzione del conflitto in Iran.
Archiviate le riunioni di settembre delle banche centrali, le prospettive sui tassi di interesse futuri si sono modificate in senso sfavorevole per le attività a rischio in generale, anche se i mercati azionari mantengono una certa tenuta e scambiano poco lontano dai massimi storici. Questa settimana l'agenda dei dati macroeconomici e degli annunci di politica monetaria sarà relativamente leggera. L'evento principale sarà la pubblicazione, mercoledì, degli indici PMI sull'attività aziendale. Manteniamo un'impostazione ottimista e ci aspettiamo che tali rilevazioni confermino la modesta accelerazione della crescita registrata di recente in Eurozona, Stati Uniti e Regno Unito.
GBP
La Bank of England ha lasciato i tassi invariati nella riunione di settembre, ma il tono restrittivo della comunicazione segnala la disponibilità a rialzarli entro la fine dell'anno. La decisione è stata presa con una votazione spaccata (6-3), deludendo una parte del mercato che si aspettava un orientamento di 7-2. Le proiezioni d'inflazione del MPC (Monetary Policy Committee) sono state riviste al rialzo e diversi membri hanno evidenziato la possibilità di virare verso un aumento dei tassi qualora lo shock energetico dovesse persistere (eventualità definita probabile dalla stessa banca). Sebbene riteniamo che il quadro interno — caratterizzato da un'inflazione di fondo stabile e da un mercato del lavoro in indebolimento — non giustifichi tassi più elevati, ci aspettiamo ora un rialzo cautelativo nella riunione di novembre.
La sterlina ha tratto scarso beneficio da questo atteggiamento ed è scesa dopo la decisione di giovedì, in parte a causa del classico meccanismo "buy the rumour, sell the fact", mentre anche le altre principali banche centrali del G10 stanno alzando le aspettative sui tassi. Il tono dei recenti dati economici nel Regno Unito resta positivo e ci aspettiamo che i PMI di questa settimana confermino tale ottimismo, anche se il continuo rialzo dei rendimenti dei Gilt inizia a introdurre rischi per la gestione dei conti pubblici.
EUR
L'economia dell'Eurozona continua a mostrare una notevole resilienza, pur di fronte all'impennata dei prezzi energetici. Ci aspettiamo che gli indici PMI di questa settimana confermino tale tenuta; in particolare, il sottoindice manifatturiero potrebbe sorprendere al rialzo grazie alla ripresa dell'industria tedesca dopo le difficoltà logistiche legate ai bassi livelli del Reno e alla progressiva allocazione dei maggiori investimenti nella difesa.
Poiché l'inflazione complessiva non offre spunti di sollievo alla BCE, ci aspettiamo un ulteriore rialzo dei tassi nella riunione di dicembre. Questo dovrebbe favorire nel medio termine un graduale recupero dell'euro rispetto al dollaro statunitense. Nel breve termine, tuttavia, la moneta unica potrebbe subire ulteriori pressioni ribassiste a causa del rialzo del prezzo del petrolio, che peggiora le ragioni di scambio del blocco, e delle vendite sul mercato obbligazionario, che potrebbero alimentare nuovi flussi verso il dollaro come bene rifugio.
USD
Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, sta improntando l'istituto a una linea nettamente restrittiva. La sua proposta per un rialzo di 25 punti base è stata approvata all'unanimità la scorsa settimana e la breve conferenza stampa successiva ha chiarito al mercato la sua priorità assoluta: abbattere l'inflazione. Anche le proiezioni economiche sono risultate solide, mentre le stime medie del dot plot sui tassi sono state riviste verso l'alto rispetto alle attese, indicando un ulteriore rialzo nel 2026 e nessun taglio nel 2027 — ben 50 punti base in più rispetto a quanto delineato a giugno.
I mercati dei futures prezzano ormai come certo un ulteriore rialzo entro dicembre, con una probabilità del 50% di un incremento consecutivo già a novembre. Ci aspettiamo un solo altro aumento in questo ciclo, che dovrebbe rivelarsi sufficiente data la scarsa presenza di effetti secondari sull'inflazione, a meno di un marcato peggioramento della situazione in Medio Oriente. La nostra previsione rimane fortemente dipendente dai dati e presuppone l'assenza di nuove sorprese negative nelle prossime rilevazioni sull'inflazione statunitense.
